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Depressione: quando la luce si spegne…

Depressione

Depressione

“Quei tempi ero fatto per sprofondare, ad ogni parola che mi fosse detta, o mosca che vedessi volare, in abissi di riflessioni e considerazioni che mi scavavano dentro e bucheravano giù per torto e su per traverso lo spirito, come una tana di talpa; senza che di fuori ne paresse nulla.”

Luigi Pirandello

La depressione è un male dilagante, molto è stato detto e scritto sull’argomento: articoli, libri, da quelli tecnici, ai manuali, sino ad arrivare alle storie di chi l’ha combattuta personalmente, fino a sconfiggerla. Quando pensiamo alla depressione, immaginiamo una persona triste, che non si prende cura di sé, scontrosa, che si chiude al rapporto con l’altro, una persona che fatica ad alzarsi dal letto per fare anche le cose più semplici: lavarsi, andare a lavorare, prepararsi da magiare, persino abbracciare una persona a cui vogliamo bene e dimostrare il nostro affetto, diventa sinonimo di fatica, quasi come se le emozioni non riuscissero a oltrepassare lo strato di epidermide per arrivare a toccare la nostra parte più profonda.

C’è chi ha paragonata la depressione a un cane nero, che ti azzanna alla gola, ferendoti a morte, chi l’ha descritta come assenza, come vuoto assoluto, come qualcosa che ti lacera dentro, fino a rosicare la parte migliore di te, quella stessa parte che ti fa venire voglia di alzarti al mattino, quella che ti fa venire voglia di stringere fra le braccia il tuo cane, o un bambino, anche quando il bambino in questione è tuo figlio, che ami più di qualsiasi cosa al mondo.

Sentirsi depressi è una condizione che svilisce, ci estranea dal mondo: penso alla sua complessità, a tutte le sue sfaccettature, ai diversi modi con i quali può aggrapparsi a qualcuno, risucchiandolo in un vortice di pensieri negativi, di preoccupazioni ossessive, fino al totale annientamento.

Quante volte confondiamo la tristezza con la depressione: abusiamo di questa parola, basta un momento di tristezza, o di malinconia, che ci definiamo depressi. In realtà essere tristi capita a tutti, succede spesso di avere un momento di sconforto, un momento dove siamo sconsolati, perché ci è successo qualcosa di brutto.

Essere tristi, non è come essere depressi.

Cosa ci aiuta a capire, quando quello con cui combattiamo tutti i giorni è il cane nero che ci azzanna alla gola, oppure è soltanto un brutto periodo? Cosa differenzia la vera depressione dalla tristezza?

La tristezza è un’emozione: quando siamo tristi, seppur con fatica, riusciamo a portare avanti la nostra vita: ci alziamo, ci laviamo, andiamo a lavoro, riusciamo nel bene o nel male a prenderci cura di noi stessi. Abbiamo consapevolezza del nostro malessere, lo riconosciamo, spesso riusciamo a capire da dove viene, da dove nasce la sofferenza che ci portiamo dentro, siamo in grado di darle un nome, di darle un significato all’interno della nostra vita.

Quando siamo depressi no. La depressione, quella vera, ci limita in tutto, fino a farci abbandonare tutto ciò che ci rende vivi.

Ci annulla completamente, siamo come anestetizzati, le nostre emozioni sono appiattite, non sappiamo come restare a galla, non riusciamo a trovare un’ancora di salvezza alla quale aggrapparci, nell’oceano nero in cui affoghiamo. Tutta la nostra vita si ferma, come se qualcuno avesse deciso di chiuderci a chiave in una stanza, senza rumore, al buio, con l’impossibilità di uscire.

La depressione non è come un momento di tristezza, la depressione è una vera e propria malattia.

Ma siamo certi che la depressione sia soltanto questo? Siamo sicuri che sia soltanto legata a stati d’animo così angosciosi, così evidenti, che piano piano ci avvelenano, che ci paralizzano, rispetto a quelle che sono le nostre emozioni e le nostre azioni quotidiane?

La depressione non è soltanto quella che si palesa a noi in maniera così evidente, esiste un cane nero che può nascondersi dietro un viso truccato, dietro un manager di successo, dietro un sorriso, dietro un malessere fisico a cui spesso non sappiamo dare una spiegazione: la depressione quando non si mostra in maniera evidente si chiama mascherata, proprio perché nasconde la sua presenza nel corpo dolorante.

Il cane nero, ci parla attraverso dei malesseri apparentemente di altra natura, come ad esempio: il mal di testa, i disturbi gastrointestinali, il mal di schiena, una spossatezza psicofisica generalizzata. È allora che cerchiamo di trovare la causa dei nostri dolori in patologie organiche, in malattie che poco hanno a che fare con la nostra sofferenza, proprio perché fatichiamo a identificare il nostro malessere: la depressione, quella mascherata, come quella che si palesa chiaramente ai nostri occhi, è subdola.

Oltre al vuoto, all’assenza assoluta, quando siamo malati quello che percepiamo è il senso di colpa: ci colpevolizziamo perché non riusciamo a reagire, perché non riusciamo a prenderci cura di noi stessi e delle persone che abbiamo accanto a cui vogliamo bene.

Ci alziamo una mattina, pensiamo che da quel giorno sarà diverso, perché dobbiamo impegnarci, perché ce la dobbiamo fare a tirarci fuori dal vortice nero nel quale siamo piombati, ma poi arriva la sera, e la sensazione di fallimento è cocente come lava.

La delusione è su due fronti: da una parte ci sentiamo appunto dei falliti, e dall’altra ci sentiamo colpevolizzati da chi abbiamo intorno, da chi non si spiega la nostra mancanza di forza, perché la convinzione, è che basterebbe soltanto un pezzettino, ma giusto un pezzettino di volontà in più, per tirarci fuori dal nostro malessere. È allora che la sensazione di fallimento è ancora più profonda, la sensazione di essere da soli nella sofferenza si fa strada, acuendo ancora di più il nostro dolore.

Come lo spieghiamo alle persone che ci circondano, che noi vorremmo tirarci fuori da quel torpore che ci consuma giorno dopo giorno, ma che proprio non ce la facciamo? Come glielo spieghiamo alle persone, che se ci fanno sentire in colpa, ci fanno stare ancora più male, e che non è con la forza di volontà, che possiamo scrollarci di dosso questo peso che ci schiaccia il petto, come un macigno insopportabile, di cui non abbiamo consapevolezza e che in fondo non sappiamo da dove viene?

Non si esce dalla depressione con la forza di volontà, o con l’aiuto delle persone che ci circondano. L’affetto dei nostri cari non basta, rischiamo di cronicizzare ulteriormente qualcosa che già ci appiattisce, che ci annulla, procrastinando lo stato di malessere e allontanandoci sempre di più dalla vita.

La depressione, è una vera e propria malattia

E come tutte le malattie va curata, chiedendo l’aiuto delle persone giuste: con un approccio combinato con i farmaci e la psicoterapia, quando la malattia è in uno stato molto avanzato, fino ad arrivare alla sola psicoterapia, quando siamo raggiungibili con le parole, quando le parole riescono ad attraversare quello schermo invisibile che ci ha isolato da noi stessi e dal mondo.

La depressione si cura, dalla depressione si guarisce…

Ciao, sono Marilena De Cicco, Psicologa di Roma. Se hai delle domande da farmi o se desideri scrivere un commento relativo all’articolo di cui sopra, scrivimi attraverso il modulo di contatto che segue.

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