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Quando chiedere aiuto fa paura.

Quando chiedere aiuto fa male

“Non è tanto dell’aiuto degli amici che noi abbiamo bisogno, quanto della fiducia che al bisogno ce ne potremo servire.”

Epicuro

Riesci a chiedere? Ti sei mai chiesto perché è così difficile chiedere aiuto? Cosa ci spinge a non rivolgerci a un’altra persona quando sentiamo di aver bisogno di aiuto?

Capita a ognuno di noi di attraversare un momento critico: un cambiamento di lavoro, un lutto improvviso, un periodo difficile con il/la nostro/a partner, l’adolescenza dei nostri figli e perché no, semplicemente una brutta giornata, una di quelle dove parlare con qualcuno è proprio quello di cui avremmo bisogno. A volte ci capita di sentirci soli, con la sensazione che nessuno possa comprendere il nostro stato d’animo, che nessuno possa comprendere la nostra sofferenza, che nessuno possa prenderci per mano e accompagnarci, fino a quando quella sensazione di malessere possa scomparire, o quanto meno attenuarsi.

È allora che spesso piuttosto che aprirci agli altri ci chiudiamo.

Ci chiudiamo nel nostro guscio, nel nostro mondo, ci proteggiamo, serrando bene tutte le porte, perché solo quello, per noi è un posto sicuro. Lo conosciamo: dal nostro piccolo mondo sappiamo bene cosa aspettarci, mai nessuno deluderà le nostre aspettative. Perché è proprio di questo che si tratta: uno dei motivi per cui ci chiudiamo in noi stessi è la paura della delusione, la pura che quella persona non ci potrà aiutare come vorremmo o addirittura che quella persona non lo faccia affatto. Si fa strada in noi la paura del rifiuto, la paura del giudizio, e la vergogna di non essere all’altezza della situazione, di non essere in grado di gestire da soli qualcosa che appartiene alla nostra vita: sensazione amplificata dall’attenzione spasmodica per le performance, che ci definiscono e dalle reti sociali che tendono a diradarsi in favore di un individualismo sempre più pressante.

Ma da dove nasce la convinzione che nessuno ci aiuterà, la paura del giudizio e la vergogna?

Sono molteplici le motivazioni che possono spingerci a chiudere la porta all’altro: molto dipende dalla nostra vita, da come abbiamo sentito sulla nostra pelle di poterci affidare a qualcuno senza essere delusi, senza essere giudicati. Una delle ragioni è certamente da ricercare nella nostra infanzia: una paura che viene da lontano, da quando eravamo bambini.

Quando già da piccolini qualcuno ha deluso le nostre aspettative.

È all’interno della nostra famiglia di origine, all’interno di quelli che sono i nostri legami più autentici che si instaura il senso di fiducia verso l’altro. È attraverso il rapporto con le nostre figure di accudimento primarie, che nella maggior parte dei casi sono rappresentate dai nostri genitori, che sperimentiamo per la prima volta la fiducia: sono loro a rispondere per primi alle nostre necessità, anche a quelle più intime. Quando cresciamo in una famiglia, dove l’attenzione per i nostri bisogni è stata soddisfatta, in un ambiente dove le nostre paure, come le nostre necessità, sono state accolte e ascoltate, impariamo ad avere fiducia, non solo in noi stessi ma anche nell’altro, impariamo ad aspettarci che l’altro possa rappresentare per noi fonte di vicinanza emotiva, impariamo che possiamo chiedere aiuto, che possiamo esporci, senza che questo rappresenti per noi motivo di paura o addirittura di sofferenza. È necessario scardinare le nostre titubanze, arginare la diffidenza, mettere da parte la preoccupazione del rifiuto e della delusione, perché solo questo ci porta a uscire allo scoperto, a uscire dalla nostra zona confort e trovare la forza di chiedere: alla nostra famiglia, al nostro amico più caro o all’esperto, quando ci rendiamo conto che le persone che ci sono intorno e che ci vogliono bene non posseggono le giuste competenze per aiutarci. Mostrare all’altro le nostre debolezze, le nostre fragilità, senza la paura di sentirsi giudicati o sminuiti, aiuta in primis noi stessi: aumenta il nostro livello di consapevolezza e rafforza il sentimento di fiducia che abbiamo verso noi stessi e verso l’altro.

Perché è importante chiedere aiuto:

Chiedere aiuto crea relazioni: l’uomo è un essere sociale, in quanto tale non può vivere da solo, tutti noi, prima o poi abbiamo bisogno di aiuto.

Chiedere aiuto ci rende consapevoli dei nostri punti di forza e delle nostre debolezze: dopo un rifiuto, dopo una delusione proviamo a darci un’altra possibilità.

Chiedere aiuto ci può sollevare da un problema al quale non riusciamo a trovare una soluzione: confrontarsi con l’altro, soprattutto un esperto, può aiutarci a dare una lettura diversa alla nostra realtà.

Impariamo a chiedere aiuto, impariamo a darci una chance: impariamo a fidarci di noi stessi e rivolgiamo la stessa fiducia a chi abbiamo scelto come nostro interlocutore.

Ciao, sono Marilena De Cicco, Psicoterapeuta di Roma. Se hai delle domande da farmi o se desideri scrivere un commento relativo all’articolo di cui sopra, scrivimi attraverso il modulo di contatto che segue.

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